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La batteria è uno strumento musicale composto da tamburi, piatti e altri strumenti a percussione disposti in modo tale che possano essere suonati da un solo musicista, detto batterista.
I tamburi che compongono una batteria sono: la grancassa (comandata generalmente dal piede destro), il rullante, uno o più tom, e uno o due timpani, detti anche floor tom (totalmente diversi dai timpani dell'orchestra sinfonica).
I piatti che possono essere annessi a una batteria sono: ride, hi-hat detto anche charleston (il pedale apre e chiude i due piatti), crash, china, splash. Esiste una vasta gamma di modelli di piatti ognuno disponibile in vari diametri, spessori, profili e forme per poter personalizzare il suono del musicista e della musica che si vuole eseguire.
I fusti sono cilindri cavi che vengono usati per realizzare il tamburo. Il materiale utilizzato maggiormente per la costruzione dei fusti è il legno: acero, betulla, quercia, mogano, tiglio, bubinga, afrormosia, noce, pioppo, amazoukè (Ovangkol), faggio, bamboo, eucalipto (in inglese "jarrah"); molti nomi dell'artigianato offrono comunque un largo assortimento di legni locali o esotici da utilizzare al posto di quelli più blasonati.
Il componente principe della batteria, il rullante, può anche essere costruito in metallo (bronzo, acciaio, alluminio, ottone, rame,
ma esistono anche rari rullanti in titanio).
Più rare le batterie costruite in plexiglas (acrilico trasparente e/o colorato, come le Ludwig Vistalite drums, oggi le Fibes) e quelle in metallo (la Paiste, nota azienda produttrice di
piatti, ne ha costruita una per Danny Carey dei Tool).
Esistono vari tipi di realizzazione e di lavorazione dei fusti; la differenza di realizzazione ha anche delle conseguenze sul suono del tamburo stesso. Le tipologie di realizzazione principali sono le seguenti: Fusti multistrato piegati a caldo: è il tipo di lavorazione più largamente utilizzato per la realizzazione delle batterie, in quanto la lavorazione del legno multistrato è la più semplice. Con questi fusti si realizzano batterie dalle più economiche alle più costose, quello che fa la differenza è il legno usato per i vari strati.
Generalmente nelle batterie economiche gli strati più esterni sono costituiti da legni truciolati o compensati e il più interno è un foglio unico di legno. Nei modelli di tamburi leggermente migliori lo strato più interno è costituito da un foglio di acero, in quelle professionali tutti gli strati sono dello stesso tipo di legno (in generale si usa l'acero) fra quelli sovracitati.
Tale foglio viene piegato a caldo e disposto su una forma cilindrica per realizzare il fusto.
In alcuni modelli i legni sono stagionati.
Fusti a doghe in legno massello: sono fusti ottenuti accostando e incollando fra loro delle doghe rettangolari (o meglio, trapezoidali) di legno massello in modo da formare un cilindro.
È il modo più usato per costruire batterie in legno massello ed ha dei pro e dei contro. A favore c'è il fatto che il legno, essendo massello, suonerà in modo più armonico e caldo; di contro, la costruzione a doghe è molto sensibile alle variazioni di temperatura e quindi il tamburo a doghe, tipicamente timpano o grancassa, dopo qualche anno può scollarsi se
sottoposto a grosse variazioni termiche e di umidità.
Esistono modelli di batterie a doghe in legno multistrato, che hanno pregi e difetti della costruzione a doghe e a legno multistrato.
Fusti in legno massello piegati a vapore (steam bent shell): è la modalità principale con cui si realizzano tamburi, tipicamente rullanti, in legno massello. Si usa un foglio unico di legno stagionato, di spessore circa pari a quello di un legno multistrato, lo si piega a caldo/vapore attorno ad una forma cilindrica e lo si lascia per un certo
tempo, così da realizzare un fusto cilindrico: i tamburi così realizzati hanno uno spiccato sustain, una focalizzazione elevata della nota principale e un suono in generale più alto in frequenza del suo equivalente multistrato.
Fusti in legno massello scavati (solid shell): sono ottenuti da una sezione di tronco d'albero scavata e lucidata internamente ed esternamente per ottenere un tamburo dal suono caldo, potente e profondo, corposo e risonante.
Solo alcune marche di nicchia usano questo tipo di realizzazione, e ne producono pochi pezzi su ordinazione per facoltosi ed esigenti musicisti. Unico neo di queste batterie è il loro peso.
Fusti in metallo: i fusti in metallo sono molto usati per la fabbricazione dei rullanti, per il loro suono squillante, profondo e risonante. Di solito si usano i metalli sopracitati, ma a volte anche leghe metalliche ottenute dalla collaborazione delle ditte costruttrici di tamburi con ditte costruttrici di piatti. Esistono anche modelli di batterie completamente in metallo, ma non sono più in commercio dagli anni ottanta; la francese Asba era una delle aziende che, a cavallo tra gli anni '70 e '80, produceva uno strumento fatto con fusti fabbricati interamente in metallo (acciaio inox e rame).
Il suono del tamburo dipende dallo spessore e dalla lunghezza del fusto, nonché dal materiale con cui è realizzato.
Qui si analizza il suono della batteria con fusti in legno.
Un fusto sottile (oggi si arriva al minimo a 5 cm, ma esistono da 6, o da 7) conferisce un suono molto risonante, aperto, ricco di armonici, ma di basso volume.
Questo poiché un fusto sottile tende a vibrare di più se percosso; infatti l'energia data dal colpo viene utilizzata in gran parte nella vibrazione del fusto del tamburo, dunque quella rimanente che dovrebbe dare volume al colpo è bassa: il suono che deriverà sarà più risonante e caldo ma con minor volume.
un fusto spesso (dagli 8 ai 10–12 cm) conserva meglio l'energia data al momento della percussione, la sua rigidità provoca una scarsa dispersione di energia sul fusto. Il suono sarà molto più potente, incentrato sulla nota di base e con pochi armonici che vengono dati dalla vibrazione del fusto.
Tuttavia un fusto spesso avrà un suono più freddo di uno sottile, per il fatto di non avere quella gamma di frequenze (i batteristi lo chiamano "corpo") data dalla vibrazione del legno, cioè dall'aumento di suoni in uscita.
La lunghezza del fusto influisce prevalentemente sulla velocità di risposta del tamburo, cioè sulla durata della nota prodotta, ma a parità di diametro influenza pesantemente anche l'intonazione del tamburo stesso.
Un fusto lungo (fusto power) assicura un lungo sustain della nota emessa (usato tipicamente nel rock), poiché l'energia del colpo viene trattenuta all'interno per un tempo maggiore che in un fusto corto.
Per lo stesso motivo il fusto lungo è meno sensibile ai suoni piano, poiché per innescare una buona vibrazione in un tamburo a fusto lungo è necessario un colpo più forte che su un fusto corto.
Un fusto corto (fusto standard) assicura un breve sustain della nota (usato tipicamente nel jazz ma non solo). Il fusto corto assicura una rapida risposta del tamburo e a parità di figura ritmica il fusto corto permette un'esecuzione comprensibile anche a volume pianissimo.
Questa distinzione non è netta ed ogni parametro è influenzato in parte dagli altri.
Quindi:
Fusto sottile e corto: suono risonante, caldo, armonico, ma poco volume (usato tipicamente nel jazz).
Fusto sottile e lungo: suono risonante, medio volume, versatile.
Fusto spesso e corto: suono imponente, suono incentrato prevalentemente sulla risonanza, usati per la costruzione dei rullanti.
Fusto spesso e lungo: suono imponente, molto focalizzato sulla nota fondamentale, poco risonante, suono un po' freddo.
Inoltre il fusto spesso è molto più sensibile di quello sottile al cambio di pelli diverse, poiché il contributo al suono globale di un fusto spesso è minore e contribuisce solo a fare da amplificatore alle pelli.
Al contrario un fusto sottile genera meno differenze di suono tra una pelle e l'altra poiché reagisce subito alla vibrazione del colpo, facendo dominare il proprio suono su quello della pelle.
Durante l'emissione del suono l'energia data dal colpo si disperde e viene consumata dal tamburo in vibrazioni.
Le vibrazioni iniziali dopo il colpo sono più intense, l'energia si disperde sulla pelle e sul fusto dopo la prima oscillazione e l'energia residua viene utilizzata nella successiva. Questo fenomeno è reiterato dal tamburo fino al completo esaurimento dell'energia data dal colpo. La pelle del tamburo e il fusto sono i mezzi che generano la vibrazione ed impiegano completamente l'energia data dal colpo e trasferita al tamburo.
Durante l'emissione sonora si percepisce spesso, oltre alla discesa del volume fino ad esaurimento, anche una discesa di altezza del suono del tamburo. Il motivo è il seguente: l'energia data al momento della percussione è alta durante la prima oscillazione, nella quale la pelle si tende molto; dunque la prima oscillazione produrrà un suono elevato. Dopo la prima oscillazione la pelle ne eseguirà un'altra con minore energia, dunque la pelle si tenderà un po' meno.
Via via che l'energia si disperde anche la pelle si tenderà via via di meno in maniera proporzionale, dunque tendendosi meno produrrà note via via più basse fino ad arrivare alla tensione zero che è quella di accordatura. In sostanza sul tamburo c'è una combinazione di un suono di tipo impulsivo (il colpo), ed un suono di tipo armonico (la coda, cioè la nota che si ascolta). L'ampiezza dell'impulso iniziale sarà anche l'ampiezza della prima oscillazione, dunque il suono è elevato sia in ampiezza sia in frequenza. L'assorbimento di energia da parte del tamburo (pelle e fusto) determina un abbassamento di frequenza e di ampiezza del suono prodotto.
La legge di decadimento dell'ampiezza ha un andamento di tipo esponenziale negativo.
La teoria è la stessa della vibrazione della corda di chitarra, ma le pelli per tamburo, essendo nella maggior parte di diametro inferiore alla lunghezza di una corda di chitarra, fanno sì che il fenomeno dell'abbassamento di altezza sia percepibile all'orecchio umano.
Infatti, nelle pelli di grandi dimensioni (grancassa da 24", grancasse orchestrali), come nelle corde di chitarra, questo fenomeno non si avverte ma è comunque presente. Le corde di chitarra inoltre sono molto meno elastiche delle pelli, per cui nella chitarra il fenomeno di abbassamento di tono di fatto non è percepibile all'orecchio.
Infatti, il motivo per cui tutte le case produttrici di tamburi hanno adottato lo stratagemma di ancorare il tom alla batteria senza forare il tamburo è proprio per fare in modo che l'energia del colpo non si disperda sull'asta reggitom, ma venga impiegata quanto più possibile in emissione sonora e quindi si disperda solo sul tamburo.
Le caratteristiche sonore vengono influenzate anche da come lo strato di legno è stato realizzato, se con le venature orizzontali o verticali.
Nel caso di venatura verticale, è ben percepibile una discesa tonale della nota fondamentale, cioè il suono emesso senza produzione di armoniche, durante l'emissione stessa, poiché il suono si propaga più regolarmente attraverso esse, generando poco disturbo. Nel caso di venatura orizzontale (tipico dei rullanti), l'onda sonora si rifrange, cioè viene in qualche modo "disturbata" dalle venature, quindi si ottiene una produzione più elevata di armoniche che nel caso di venature verticali. Anche nel caso di venatura orizzontale c'è una discesa
tonale naturalmente, ma è meno percepibile all'orecchio a causa della alta rifrazione del suono interna al fusto, che genera un disturbo più importante. Solo alcune case costruttrici di tamburi ad oggi specificano la disposizione dei legni nei tamburi, ma in generale non è possibile conoscere con anticipo questa caratteristica.
I marchi più celebri sono Gretsch, Slingerland, Rogers, Ludwig, Sonor, Premier, Hayman, Yamaha, Tama, Pearl, Drum Workshop, Mapex, Hollywood- Meazzi- Hipercussion. Le marche più antiche e adoperate più spesso dai grandi batteristi dell'epoca jazz sono Gretsch, Slingerland, Rogers e Ludwig.
Quest'ultima marca è molto famosa anche per essere stata, in un'epoca successiva, assai utilizzata in ambito pop e rock, in particolare era la batteria principale di Ringo Starr, batterista dei The Beatles.